Cosa abbiamo imparato dal caso Rowling

Probabilmente tuttə, almeno una volta, abbiamo letto un libro o visto un film di Harry Potter, sentendoci parte di un mondo fantastico, un mondo in cui la fantasia supera la realtà, fino a far diventare ogni cosa possibile. Moltissimə bambinə sono cresciutə insieme al mago di questa saga, con l’idea che per essere ciò che si vuole nella vita, bastino coraggio e determinazione, come dimostrano lə protagonistə delle storie.

Questi insegnamenti provengono dalla nota scrittrice inglese J. K. Rowling, che, durante il suo lavoro per Amnesty International, decise di pubblicare il suo “Harry Potter e la pietra filosofale”, dando inizio a quella che sarebbe stata una brillante e redditizia carriera nell’ambito della letteratura.

Gli esempi che ci hanno accompagnatə nella crescita grazie ai suoi romanzi nascondono però una realtà inquietante: Rowling ha creato un mondo una persona può trasformarsi in lupo mannaro, ma allo stesso tempo non può decidere del proprio genere. La stessa scrittrice, infatti, parlò della sua visione a proposito di genere e sesso biologico in un manifesto online nel 2020. Il testo stimola rifessioni su come vengano viste le persone transgender all’interno di alcuni gruppi femministi, e testimonia che/come/il fatto che Rowling sia entrata in contatto con alcune discutibili idee sul tema.

A una prima lettura, il manifesto – elaborato, d’altronde, da una persona nota per le sue capacità di scrittura – può apparire persino convincente e potrebbe risultare difficile riuscire ad evincere immediatamente quanto si cela tra le righe di giustificazioni proposte dopo una serie di accuse che avrebbero potuto minare il successo dei suoi racconti.

Prima di dare un punto di vita personale, basato su un’interpretazione di quanto ho potuto leggere a riguardo e la mia esperienza diretta di persona vicina alla comunità transgender, farò un passo indietro, ritracciando questa storia sin dagli albori dello scandalo.

Da una serie di mi piace messi per errore a tweet transfobici è iniziata infatti una seconda saga per la vita dell’autrice, quella che la vede protagonista di atti di transfobia non rimasti inosservati ai suoi milioni di fans. Due di questi like erano indirizzati a donne cis e femministe: Maya Forstater e Magdalen Berns. Entrambe avevano espresso un giudizio rispetto al legame tra sesso biologico e genere, sottolineando come i due siano indissolubilmente connessi e come questa visione sia malvista all’interno di alcune realtà transfemministe. Rowling definì Berns una “giovane femminista e lesbica immensamente coraggiosa che stava morendo di un tumore al cervello” e lamentando come il suo “crimine” di mettere mi piace per supportarla avesse innescato una serie di commenti d’odio verso di lei ed i suoi libri, arrivando che arrivarono ad essere addirittura bruciati. 

Alcuni dei tweet transfobici di J.K. Rowling

Tuttavia, non tuttə sono statə così violentə: alcune persone hanno inviato lettere ed email per interagire in un dialogo sano e positivo su come lə attivistə transgender mettano in pericoli i diritti di giovani, gay e donne, poi definite “empatiche ed intelligenti”.

Un primo commento potrebbe essere riassunto in una sola parola: vittimismo. L’autrice si è giustificata perfettamente dietro una elaborata autocommiserazione, degna dellə più grandi politicə (non a caso, in un’altra occasione, Rowling si era trovata a difendere le parole di Trump, vessillo di quella libertà di espressione di cui tanto si parla dall’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk). I like sono stati definiti un errore; le persone a cui li ha messi, anche se transfobiche, grandi femministe e parte della comunità LGBTQIA+; chi la supporta è apertə ed addirittura intelligente mentre gli altri sono commenti aggressivi che hanno minato la sua salute mentale definendola TERF – trans-exclusionary radical feminist, femminista radicale trans-escludente – termine particolarmente antipatico alla narratrice.

La Rowling, tuttavia, ha risposto con dati – alquanto discutibili, visto che si limita a citarne le fonti senza riportarle – che mostrano come ormai la transizione di genere riguardi sempre più ragazzə, con un aumento esponenziale di casi nel Regno Unito, e questo anche a causa dei social network. Ovviamente, la macchina infernale che ha dato vita ai suoi problemi è la stessa che porta lə giovani ad avere contatti con persone transgender e a volerle imitare poiché “di tendenza”. Con queste affermazioni ovviamente, viene sminuita non fanno che sminuire la disforia di genere, il fatto che questa non si presenta alla nascita, quanto l’orientamento sessuale della persona. Una domanda sorge a questo punto spontanea: secondo la romanziera, le donne transgender decidono di rinunciare a tutti i diritti degli uomini cis offerti dalla società per entrare a far parte di una minoranza vittima di discriminazioni quotidiane e con il doppio di difficoltà da affrontare sotto ogni punto di vista, e questo solo per moda? O magari per poter definire lei ed altrə femministə TERF? 

Le preoccupazioni però nascerebbero da una buona volontà di Rowling, in quanto l’attivismo trans starebbe, secondo lei, avendo un effetto negativo sui diritti delle donne cisgender. Questo poiché se basta decidere di voler cambiare genere per acquisire effettivamente dei nuovi documenti – magari fosse così facile, in Italia possono trascorrere anni prima di ricevere la rettifica – e quindi decidere di essere donna, ogni uomo potrebbe entrare nei bagni e negli spogliatoi femminili.

Ebbene sì, J. K. Rowling utilizza questo miope esempio per scagliarsi contro i diritti delle persone transgender ad avere documenti in linea con il loro genere, sminuendo una devastante lotta tanto interiore quanto burocratica fino a renderla una tattica per entrare nei bagni delle donne cis (quelle vere, “senza pene”, come ci tiene a sottolineare nel manifesto).

Per non far mancare nulla alla sua tattica politica, ecco che si ha poi anche la personificazione in soggetto “potenzialmente trans” dell’autrice stessa, quando afferma che se avesse trovato simpatia online, si sarebbe potuta “trasformare” nel figlio che suo padre avrebbe detto di preferire.

Non so se questa affermazione sia più imbarazzante o avvilente. Come è possibile che una persona che si dica così interessata alla causa trans, che abbia intervistato e parlato con così tante persone ed attivistə, possa scrivere altrettante superficialità bigotte e distanti dalla realtà effettiva dell’essere trans o disforicə, il tutto citando Simone de Beauvoir?

Talmente assurdo che risulta difficile credere sia vero. Eppure, è scritto dalla stessa persona che ha creato Hermione Granger e riempito la nostra infanzia di storie bellissime, che non capisce quanta sofferenza ci sia dietro ciò che vede come una moda, il nascere in un corpo sbagliato, il non sentirsi mai abbastanza ai propri occhi e a quelli della società. Le difficoltà di tuttə lə giovanə ragazzə che devono scontrarsi ogni giorno con uno specchio, con le loro famiglie, parenti ed amicə. Quellə che devono sfidare un’istituzione composta da persone cis ed etero come Rowling per poter essere chi sono veramente ed ottenere quello che vogliono ed esigono venga loro riconosciuto. 

La difesa dei diritti non deve limitarsi solo ad alcune categorie privilegiate; soprattutto dare più diritti non significa doverne eliminare altri. La volontà di esclusione dimostrata da alcunə femministə, che si ha troppo spesso anche all’interno della comunità LGBTQIA+ verso le persone transgender, va contro il principio di eguaglianza, il quale dovrebbe invece essere alla base di questi movimenti politici e sociali. Se l’obiettivo non è dividere, come fa la comunità etero e patriarcale, occorre iniziare ad accettare, conoscere e cercare di capire tuttə lə esponenti unitə nella lotta societaria. L’unico punto di partenza per assicurare questa apertura e vera uguaglianza è di non giudicare se non si vive in prima persona; non arrogandosi il potere di definire lə altrə, tanto più se si tratta di una minoranza discriminata. In alcuni casi, la soluzione migliore è quella di lasciare allə direttə interessatə la libertà di autodefinirsi.

Dal caso Rowling abbiamo imparato che ognunə è liberə di esprimersi ed agire come meglio crede, ma solo ad una condizione: quella di essere prontə, quando si capisce di aver sbagliato, anziché a scrivere un manifesto di dieci pagine, a chiedere scusa.


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